Da quando Matter è arrivato sul mercato gira una semplificazione che suona bene ma è imprecisa: con Matter l’hub non serve più. È vero solo per una parte dei dispositivi. Per l’altra l’hub resta necessario, cambia solo il nome e, spesso, la forma.
Cosa promette davvero lo standard
Il Connectivity Standards Alliance (CSA), l’organizzazione che sviluppa Matter, descrive il protocollo come un livello applicativo comune sopra reti IP già esistenti, principalmente Wi-Fi e Thread, pensato per far comunicare ecosistemi diversi come Apple, Google, Amazon e SmartThings senza un gateway proprietario per ogni marca.
La promessa riguarda l’interoperabilità tra ecosistemi, non l’eliminazione di ogni hardware intermedio. È una distinzione che nella comunicazione di marketing si perde quasi sempre.
Matter su Wi-Fi: qui l’hub davvero non serve
Per i dispositivi Matter-over-Wi-Fi o Ethernet, cioè gran parte delle prese smart e molte lampadine con il logo Matter, non c’è nulla da comprare in più. Il dispositivo è già sulla rete di casa e si accoppia direttamente con un codice numerico a 11 cifre.
Matter su Thread: qui l’hub cambia nome, non sparisce
Per sensori, serrature e altri dispositivi a basso consumo che usano la radio Thread, serve un Thread Border Router: il ponte tra la rete radio Thread e la rete IP di casa. Senza, i dispositivi Thread parlano tra loro ma non raggiungono l’app né il controller Matter.
Il punto è che spesso quel ponte lo hai già, sotto un altro nome:
- alcuni smart speaker e display (es. alcuni modelli Echo e Google Nest)
- alcuni Apple TV e HomePod
- alcuni router mesh recenti
- hub multiprotocollo come Homey Pro o Aqara M2/M3
Dal gennaio 2026 i nuovi dispositivi devono certificarsi sotto lo standard Thread 1.4, che risolve un problema molto concreto del passato: prima, ogni marca creava nella stessa casa una propria rete Thread separata da quella delle altre. Con le credenziali condivise di Thread 1.4, un nuovo border router si aggiunge alla rete Thread esistente invece di crearne una nuova.
E i dispositivi Zigbee o Z-Wave che hai già?
Qui Matter non c’entra affatto. Zigbee e Z-Wave restano protocolli separati, con il proprio coordinatore (una chiavetta USB o un hub dedicato) indipendentemente da cosa dice la confezione. Alcuni hub multiprotocollo traducono i dispositivi Zigbee del produttore in Matter, ma restano comunque un hub fisico nel mezzo, solo con un’etichetta diversa.
Cosa cambia con gli aggiornamenti del 2026
Due dettagli utili se stai scegliendo hardware nuovo quest’anno. Il primo: dal gennaio 2026 le nuove certificazioni richiedono Thread 1.4, mentre i dispositivi 1.3 già in casa continuano a funzionare normalmente. Il secondo: la revisione 1.4.2 di Matter richiede che un border router supporti almeno 150 dispositivi collegati, quindi un modello aggiornato non pone limiti stretti anche con un impianto che cresce nel tempo.
Il verdetto pratico
“Matter elimina l’hub” è vero solo per Wi-Fi ed Ethernet. Per Thread, Zigbee e Z-Wave l’hardware intermedio resta: a volte lo hai già in casa senza saperlo, altre volte va aggiunto. Prima di comprare qualcosa “perché è Matter”, conviene controllare quale trasporto usa davvero il dispositivo che stai per acquistare.
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